martedì 25 settembre 2012

La Prima Recensione di SBERLE! di Open Michelangeli

Open Michelangeli in una rara apparizione pubblica

Da Michelangeli's Magazine # 69853333

SBERLE! ****1/2

Nel seminale romanzo Tropico del Cancro, Henry Miller scrive a proposito di Germaine, una puttana di Parigi: “Forse non era gradevole il suo fiato greve, un fiato composto di caffè lungo, cognac, apéritifs, pernod e tutta l'altra roba che ingozzava fra l'una e l'altra, un po' per riscaldarsi, un po' per farsi coraggio… Ma il fuoco di quella roba la penetrava, fino ad ardere giù fra le gambe, dove dovrebbero ardere le donne, e si stabiliva quel circuito che ti fa risentire la terra sotto i piedi”.
Ecco, è proprio questo ciò che fa un nuovo disco-puttana dei De Rapage: ristabilisce quel circuito che ti fa risentire la terra sotto i piedi.
Con SBERLE!, l’ultima fatica cacata fuori dagli sfinteri della band teatina, i De Rapage insistono col dire “quello che cazzo ci pare”, e forse per questo – o soprattutto per questo - vanno fortemente ringraziati.
Grazie quindi ai De Rapage per la loro (r)esistenza, per la loro gioia ebefrenica, per la voglia di parlare in faccia senza nulla censurare, per lo spasmo energetico che ci vomita addosso un florilegio di sberle a mano aperta, sberle funky, sberle rock, sberle in faccia, sberle di SBERLE!
Grazie per la gratuita omofobia, che attraverso l'irresistibile sorriso che strappa denuncia il cliché con la quale vengono segretamente pensati certi argomenti, specchiando nella coscienza quanto reazionari siano certi riflessi radicati.
Sì, perché i De Rapage sono il punk dentro quegli anni ’80 che non ci sono mai stati. Sono il pre e post Andrea Pazienza e del suo Zanardi che a confronto diventa una spaurita femminuccia che si ciuccia il dito in un angolo di cesso fottuto. Sono il Mike Bongiorno che si lamenta e si rivolta sfastidiato nella sua bara trafugata, facendo pisciare sotto i ladri dalla paura e costringendoli a rimetterla al suo posto.
Ma più di tutto, il bello vero dei De Rapage, è che nel momento in cui scendono in campo non chiedono voti o danari, ma si danno aggratis.
Attraverso la loro musica il medium non è più il messaggio, ma solo un povero coglione allucinato, visto che sono i De Rapage il vero e unico Messaggio, e lo spiritismo loro se l'inculano a colazione.
I De Rapage seguono inoltre modelli distributivi che trascendono i Radiohead, visto che la musica nei loro Cd non la mettono in offerta a prezzo di favore, no: te la regalano alla fine di un concerto, sbattendotela in faccia. Tempo, sudore e bestemmie, in sala prove e sul palco: stessa cosa.
SBERLE! è un disco che suona come e meglio dei Nirvana ai tempi del Reciprocal Sudios di Bleach, freddo e caldo e serrato assieme. E se nei loro brani i De Rapage sfoggiano di saper suonare di tutto, lo fanno per un solo e preciso motivo: per massacrare. Poiché chiunque, dentro sé, sa benissimo che molto di molto, oggi, andrebbe per sempre distrutto e massacrato.
I De Rapage pisciano quindi sugli anni '60, i ’70, gli ’80, i ’90 e i duemila. Suonano per sputare sul rap, sul funky, sul rock, sugli anni di indottrinamento Tv Mediaset, sull’italietta dei governi e dei partiti, sull’esoterismo e la New Age. Sputano sull’Allegria! dei vari TeleMike, sugli otaku, i nerd, i geek, i cosplayer, gli pseudo-artisti e la sperimentazione sessuale coi trans. Coi De Rapage l’era dell’Acquario finisce, perché con la loro musica, nel loro piccolissimo, hanno irrimediabilmente spostato à la cazzo la griglia magnetica del Pianeta Terra.
Attraverso loro comprendiamo che i Maya sono andati affanculo, che le sacre costellazioni di Okuto sono scoppiate, che il mondo è calpestato da certi reverendi-terrore a piede libero, i quali trattano demoni alla stregua di sgualdrine, mentre un Hitler cacasotto se ne sta rincattucciato a piangere all’angolo.
Questo e molto altro, fra coscienza e inconscio, è vomitato fuori dall'anima gentile dei De Rapage.
Dopo mesi di ritiro spirituale dentro il Diurno di piazza San Giustino, luogo d’elezione per evocare il loro spirito Guida (il Dottor Rapage), i testi delle canzoni di SBERLE! vengono finalmente canalizzati.
In questo disco i De Rapage cantano qualcosa come diciassette (17) volte la parola Merda, e quindici (15) volte la parola Cazzo. Tutto ciò a testimoniare quanto l’implicazione della Merda e del Cazzo, nella società contemporanea, sia il vero spirito che caratterizza la vita morfogenetica del pianeta, nel modo più stretto ed esatto.
Merda e cazzo, allora: qualcosa di cui prender nota se si vuol tracciare un profilo obiettivo della nostra contemporaneità.

E quindi grazie, ragazzi.
Grazie di cuore, gentili De Rapage.
Grazie, sì, grazie.


...
Grazie ‘a lu cazz!

 Open Michelangeli.

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